Giugno è un mese in cui le comunicazioni aziendali sono piene di messaggi sul Pride, impegni a favore della diversità e dichiarazioni sull’inclusione. Ma al di là della visibilità di queste dichiarazioni, rimane una questione più complessa: questi impegni sono coerenti con il comportamento effettivo delle aziende?
Noi di Clarity AI abbiamo esaminato se le aziende coinvolte in controversie relative a casi di discriminazione nella pratica sottolineino pubblicamente anche l'importanza della diversità e dell'inclusione. I risultati indicano un notevole divario tra le dichiarazioni ufficiali e il comportamento effettivo.
Quando le iniziative si scontrano con l'incidente
Nell’intero universo MSCI ACWI, abbiamo individuato 125 società che nell’ultimoanno hanno registrato almeno un caso di violazione in materia di discriminazione1. Di queste, il 68% riporta anche una politica o una sezione dedicata alla diversità, all’equità e all’inclusione nel proprio ultimo rapporto.
Ciò significa che la semplice rendicontazione sulle politiche e sulle iniziative in materia di diversità non è di per sé sufficiente a dirci quanto queste siano realmente efficaci, approfondite o basate sulle migliori pratiche, né a descrivere quale sia effettivamente la cultura aziendale in ciascuna impresa. Gli impegni a favore della diversità e i comportamenti discriminatori non si escludono a vicenda. Anche nei casi in cui un’azienda promuova sinceramente la diversità e applichi politiche efficaci e di qualità, il cambiamento della cultura aziendale e dei pregiudizi può richiedere tempo.
La differenza diventa più difficile da ignorare quando si mettono le due cose una accanto all’altra.
Una banca statunitense ha pubblicato il bilancio annuale del 2025, che includeva sezioni dedicate all’equità e all’inclusione, tra cui una rete dedicata ai professionisti di colore. Nello stesso anno, la banca è stata oggetto di una causa per discriminazione razziale in cui si sosteneva che i tirocinanti e i consulenti di colore ricevessero condizioni retributive peggiori, meno tutoraggio e assistenza ai clienti, subissero atti di bullismo e fossero oggetto di ritorsioni quando sollevavano le proprie preoccupazioni.
Questo fenomeno non è limitato a un unico mercato. Nel rapporto sulla sostenibilità del 2025 di una banca canadese si affermava che i suoi dirigenti dovevano promuovere un’organizzazione inclusiva. Alcuni mesi prima della pubblicazione, alcuni ex dipendenti avevano intentato un’azione collettiva sostenendo che la banca avesse licenziato in modo sproporzionato personale di origine cinese e cinese-americana. Dei più di 20 dipendenti licenziati o sottoposti a provvedimenti disciplinari in quel periodo, tutti tranne uno erano di origine cinese o cinese-americana.
Cosa significa questo per gli investitori
Spesso esiste un divario tra quanto dichiarato dalle aziende e ciò che avviene effettivamente nella pratica. Una politica sulla diversità o una sezione dedicata alla DEI (Diversità, Equità e Inclusione) costituisce un’importante informazione e può essere indice di iniziative concrete intraprese, ma di per sé non è prova di una condotta irreprensibile.
Per gli investitori, questa distinzione è importante. Le aziende coinvolte in controversie relative a casi di discriminazione attiva e che, al contempo, vantano una politica di diversità di primo piano, si trovano ad affrontare un rischio aggravato: il rischio legale e operativo legato all’incidente in questione e il rischio reputazionale derivante dal fatto che tale discrepanza diventi di dominio pubblico. Entrambi sono rilevanti, ma nessuno dei due risulta riportato nel rapporto.
L’analisi dei dati relativi alle controversie, unitamente alle informazioni divulgate dalle società, aiuta gli investitori a valutare se gli impegni pubblici reggano alla prova dei fatti. Laddove ciò non avvenga, tale discrepanza può indicare l’inefficacia delle politiche e della gestione dei rischi, nonché potenziali rischi reputazionali o legali all’interno di un portafoglio che potrebbero altrimenti passare inosservati.
Riferimenti
- Campione: 125 società dell’indice MSCI ACWI con ≥1 violazione attiva in materia di discriminazione nell’ultimo anno (attiva dopo il 31/05/2025). Per violazioni in materia di discriminazione si intendono quegli episodi di discriminazione sul posto di lavoro basati su genere, origine razziale o etnica, nazionalità, religione o credo, disabilità, età, orientamento sessuale o altre forme rilevanti di discriminazione che coinvolgono soggetti interni o esterni all’azienda, come evidenziato dalla rendicontazione aziendale o da eventuali sanzioni. Le società che dichiarano di aver messo in atto iniziative a favore della diversità sono quelle i cui ultimi rapporti includevano una politica dedicata alla diversità, all’equità e all’inclusione o una sezione dedicata a tali tematiche. Dati puramente descrittivi; nessuna verifica di significatività.



